sabato 11 aprile 2015
La Gazzetta di Hogwords: Il KLO in lotta contro il centralismo indiano
La Gazzetta di Hogwords: Il KLO in lotta contro il centralismo indiano: Prosegue indomita la guerriglia delle minoranze Koch e Rajbongsi Una guerriglia tribale alleata con i ribelli dell’Assam ...
Il KLO in lotta contro il centralismo indiano
Prosegue indomita la
guerriglia delle minoranze Koch e Rajbongsi
Una guerriglia tribale
alleata con i ribelli dell’Assam
L’Assam,
un vero e proprio mosaico di etnie e tribù forzatamente tenuto
all’interno dell’Unione indiana, continua ad essere teatro di
guerriglie e di ribellioni armate che ben dimostrano come questo
piccolo territorio del Nord Est indiano rappresenti una vera e
propria spina nel fianco per i governi di New Delhi. Governi che,
siano essi a guida dei nazionalisti del BJP o dei progressisti del
Partito del Congresso, non prendono affatto in considerazione l’idea
di restituire l’indipendenza ai popoli dell’Assam, che non sono
hindu, che non parlano l’hindi, che non credono nelle religioni
dell’induismo e che non sopportano il dominio centralista di New
Delhi. Così, l’unico modo che queste minoranze etniche possiedono
per fare sentire la loro voce, è quello di impugnare le armi e
condurre spietate guerriglie contro le truppe di occupazione indiane
che rappresentano l’elemento più odiato del dominio di New Delhi
sulle terre assamesi. Nella regione a cavallo tra l’Assam e il
Bengala Occidentale è attivo dal 1995 il Kamatapur Liberation
Organization (Klo), ovvero l’Organizzazione di
Liberazione Kamatapur, formata da membri delle etnie tribali Koch
e Rajbongsi, i quali lottano per ottenere l’indipendenza dal
governo centrale indiano e costituire lo stato del Kamatapur. La
nascita del movimento guerrigliero Klo fu subito duramente avversata
dalle truppe indiane: alle loro prime azioni armate contro postazioni
dell’esercito indiano, questo rispose con rappresaglie e
bombardamenti sulle aree rurali dove i ribelli avevano le loro
roccaforti.
Le prime
colonne armate del Klo erano formate da poche decine di ribelli,
sotto la guida di Raju Baruah e Ajit Kachari, i quali, prima di dare
vita al Klo erano stati comandanti guerriglieri dell’Ulfa,
il Fronte Unito di Liberazione dell’Assam, il più grande
movimento armato assamese.
Fu dunque
subito evidente che si rendeva più che mai necessaria una alleanza
con l’Ulfa, più forte e meglio armato, alleanza che per il Klo era
soprattutto una questione di sopravvivenza. Nel 1999, l’alleanza
tra Ulfa e Klo era ormai più che consolidata: molte furono le azioni
belliche intraprese congiuntamente dai due movimenti di resistenza,
azioni che proseguono anche oggi, sotto la guida di Atul Nikhil Roy,
capo carismatico e misterioso che è succeduto a Baruah e Kachari
alla guida del Klo.
Quella
che il Klo porta avanti nelle foreste dell’Assam e del Bengala
Occidentale è una lotta durissima, sanguinosa, fatta di imboscate,
agguati, attentati ai convogli di truppe indiane e ai posti di blocco
che queste hanno dislocato nelle “aree calde” dove i ribelli
dell’Ulfa e del Klo sono più operativi. I rastrellamenti e le
rappresaglie contro le popolazioni delle aree tribali e rurali
sospettate di appoggiare la lotta armata del Klo e dell’Ulfa sono
spietati, ma così facendo le truppe indiane non fanno altro che
suscitare sempre più odio anti-indiano tra le popolazioni di quelle
terre, che vedono nei ribelli i loro unici difensori (anche se,
occorre evidenziarlo, il Klo sottopone a “imposte forzate” le
popolazioni coltivatrici di tè della regione di Doars, in Bengala,
con le quali finanzia le sue attività guerrigliere, cosa di cui i
rurali non sono certo molto contenti). Attualmente, i ribelli del Klo
oscillerebbero tra i 500 e i 700, costituiti in gran parte da giovani
tribali insofferenti della presenza delle truppe hindu sulle loro
terre. Per contrastare efficacemente le periodiche offensive militari
dell’esercito indiano, i ribelli del Klo, negli ultimi anni, hanno
stretto forti rapporti di cooperazione militare con i ribelli Naga
del vicino Manipur, numerosi, forti e bene armati, con cui hanno
anche compiuto azioni militari congiunte. Ultimamente, gli
sconfinamenti dei ribelli del Klo nel vicino Bhutan (per sfuggire
alle rappresaglie delle truppe indiane) hanno provocato scontri anche
con l’esercito bhutanese. Il re del Bhutan, il dispotico Jigme
Singye Wangchuk, non tollera la presenza di guerriglieri anti.indiani
nel suo regno e negli ultimi mesi le truppe bhutanesi hanno sferrato
poderose offensive contro le bande del Klo rifugiatesi in Bhutan.
L’offensiva avrebbe provocato circa 120 morti tra i ribelli, la
distruzione di 19 campi guerriglieri e l’uccisione di 50 soldati
bhutanesi. Una situazione drammatica, che ben rivela quanto sia
pericoloso il problema del Nord Est indiano, dove interi popoli sono
in lotta contro il centralismo dei governi di New Delhi. L’esempio
del Bhutan dimostra che è una guerra che può sconfinare e
propagarsi anche ai paesi vicini all’India, tanto da impensierire
pure la Cina (che è buona alleata del Bhutan). Ma una cosa è
certa: le popolazioni tribali dell’Assam e del Bengala Occidentale
non possono rassegnarsi a sopportare passivamente il dominio brutale
dell’India, e la guerriglia e la lotta armata restano le loro
uniche possibili risposte di fronte alla sordità e alla ottusità
dei governanti di New Delhi, i quali, nazionalisti o progressisti che
siano, non vogliono affatto sentire parlare né di indipendenza né
di autonomia per le turbolente popolazioni che abitano le stupende
regioni del Nord est indiano.
Fabrizio
Legger
martedì 31 marzo 2015
La ricerca della felicità
- Danimarca
- Norvegia
- Svizzera
- Paesi Bassi
- Svezia
- Canada
- Finlandia
- Austria
- Islanda
- AustraliaLa seconda, invece, le Nazioni che investono meno per la Difesa e il cui livello di violenza (interno ed estero) è molto basso:
Una
classifica elaborata dalla CNN con un Istituto di Ricerca
internazionale ha rivelato che dei dieci Paesi in cui la popolazione
si sente più felice 8 sono dell'Europa geografica e 6 hanno l'Euro
come moneta. Questo sorprendente sondaggio (perché di questo si
tratta) ha usato come parametri di giudizio: il Supporto sociale,
l'Aspettativa di vita, la Libertà di scelta per la propria vita, la
Generosità e il Basso livello di corruzione (e qui, noi italiani
siamo finiti a fondo classifica). Se dovessimo prendere questo dato
come valore assoluto ci sono due considerazioni che occorre
doverosamente fare. La prima è che, curiosamente, tale classifica
assomiglia a quella del Global
Peace Index (GPI)
ovvero l'Indice di Pace Globale, il quale misura il livello di
violenza di un Paese. Confrontiamo le due classifiche. La prima
indica le nazioni con i cittadini più felici:
1.Islanda
2.Danimarca
3.Austria
4.Nuova
Zelanda
5.Svizzera
6.Finlandia
7.Canada
8.Giappone
9.Belgio
10.Norvegia.
Per
8/10 si tratta della stessa classifica. La seconda considerazione da
fare è verificare quanti soldi l'Italia versa all'Europa e quanto
rientra sotto forma di finanziamenti, ecc. La classifica dei primi 8
(ma i dati sono del 2011, la situazione è peggiorata... per noi) è
la seguente:
Italia
(16 miliardi versati-9,5 miliardi fondi rientrati)
Germania (23,7
miliardi-11,8)
Francia
(19,5 miliardi-13)
Gran
Bretagna (14,6 miliardi-6,75)
Polonia
(3,5 miliardi-14,4)
Ungheria
(937 milioni - 5,3)
Grecia (1,9
miliardi-6,5)
Spagna
(11 miliardi-13,5).
Per
aggiungere un nuovo motivo di lagnanza che non rende gli italiani
felici vi aggiungo una classifica più aggiornata dei versamenti
NETTI che il nostro Paese ha fatto dall'ingresso nell UE. La
differenza passiva è stata:
anno
2000: meno 1.098,13 MILIONI di euro;
anno 2001: meno 3.730,55 MILIONI di euro;
anno 2002: meno 3.496,92 MILIONI di euro;
anno 2003: meno 2.253,15 MILIONI di euro;
anno 2004: meno 3.370,61 MILIONI di euro;
anno 2005: meno 4.298,13 MILIONI di euro;
anno 2006: meno 3.928,88 MILIONI di euro;
anno 2007: meno 3.715,19 MILIONI di euro;
anno 2008: meno 6.020,92 MILIONI di euro;
anno 2009: meno 7.225,68 MILIONI di euro;
anno 2010: meno 6.539,26 MILIONI di euro;
anno 2011: meno 7.570,40 MILIONI di euro;
anno 2012: meno 6.204,25 MILIONI di euro;
anno 2013: meno 5.246,83 MILIONI di euro.
anno 2001: meno 3.730,55 MILIONI di euro;
anno 2002: meno 3.496,92 MILIONI di euro;
anno 2003: meno 2.253,15 MILIONI di euro;
anno 2004: meno 3.370,61 MILIONI di euro;
anno 2005: meno 4.298,13 MILIONI di euro;
anno 2006: meno 3.928,88 MILIONI di euro;
anno 2007: meno 3.715,19 MILIONI di euro;
anno 2008: meno 6.020,92 MILIONI di euro;
anno 2009: meno 7.225,68 MILIONI di euro;
anno 2010: meno 6.539,26 MILIONI di euro;
anno 2011: meno 7.570,40 MILIONI di euro;
anno 2012: meno 6.204,25 MILIONI di euro;
anno 2013: meno 5.246,83 MILIONI di euro.
Per
un totale di quasi 64,7 MILIARDI DI EURO. Se il denaro non fa la
felicità è pur vero che privarsene così ha contribuito a renderci
più infelici.
mercoledì 18 marzo 2015
Le Supercazzole
-A febbraio,
le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono state
16,6 milioni (diminuzione tendenziale del 29,6%), le variazioni
congiunturali calcolate sui dati destagionalizzati hanno registrato
rispetto al precedente mese di gennaio 2015, un decremento del 4,5%;
le ore di cassa integrazione straordinaria (Cigs) autorizzate a
febbraio sono state 39,7 milioni (diminuzione del 13,2% rispetto a
febbraio dello scorso anno ed è del 24,4% la variazione
congiunturale, calcolata sui dati destagionalizzati); le ore
autorizzate a febbraio di cassa integrazione in deroga (Cigd) sono
state pari a 2,5 milioni (decremento dell'89% rispetto a febbraio
2014, con la destagionalizzazione dei dati la variazione
congiunturale è del 28% rispetto a gennaio). Occorre tener presente
che la Cassa Integrazione ha subito modifiche, fermi amministrativi
per carenza di stanziamenti. Ma chi materialmente sostiene i costi di
questo strumento economico? La cassa integrazione
guadagni (CIG) è un istituto previsto dalla legge italiana
consistente in una prestazione economica, erogata dall'INPS o
dall'INPGI, in
favore dei lavoratori sospesi
dall'obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorino a
orario ridotto. È distinta tra ordinaria (con risorse
della stessa INPS o
dello stesso INPGI)
e straordinaria (CIGS, con risorse del Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali). Viene da sé, che se sono
diminuite le ore utilizzate perché lo Stato ha stretto i cordoni
della borsa non significa che è aumentato il lavoro e siamo in
ripresa. Supercazzola work in progress.
-Il Presidente dell'Inps Tito Boeri ha parlato di "segnali
incoraggianti" dal mondo del Lavoro. Dal 1 al 20 di febbraio,
sono 76mila le richieste dei nuovi contratti di assunzioni a tempo
indeterminato a tutele crescenti ma potrebbero essere molto di più,
visti gli sgravi contributivi messi a disposizione dalla legge di
Stabilità che ha recepito le misure previste dal Jobs Act.
Peccato che sia stato introdotto un beneficio fiscale per le nuove
assunzioni a tempo indeterminato (può raggiungere i 24mila euro in
tre anni). Il beneficio è sicuro per tutto il 2015. Fino a ieri si
chiamava riduzione del cuneo fiscale mentre oggi... Supercazzola a
tempo indeterminato.
-Il Premier ha affermato che "Dire
che lo Stato da carezze ai corrotti e schiaffi ai magistrati e' un
falso, una frase falsa. Sostenere questo avendo responsabilita'
istituzionali e' triste", inaugurando l'anno accademico della
scuola superiore di polizia riferendosi alle parole del presidente
dell'Anm, Rodolfo Sabelli, che parlava dell'inchiesta sulle grandi
opere della procura di Firenze. E' vero. Per una volta tanto sono
d'accordo con il Presidente del Consiglio. Lo Stato accarezza solo i
“politici” corrotti. Chi non lo è viene trattato come chiunque
altro. Supercazzola uguale per tutti.
giovedì 19 febbraio 2015
USCIAMO STASERA?
Basta. Sono stufo di leggere dell'ineluttabilità dell'appartenenza all'Unione europea di ogni Paese membro, L'Italia ne fa parte perché non ha ancora deciso altrimenti. L'Unione europea è una delimitazione geografica che continuerà ad esistere ma non è mai stata un ensemble economica seria e paritaria perché a qualcuno, facciamo pure nomi e cognomi, la Germania, faceva comodo arricchirsi alle spalle di Paesi politicamente o economicamente (o entrambe le cose) deboli. E' così scomodo ammetterlo? E' difficile dire che per quanto siamo stati governati da cialtroni e si siano dilapidate sostanze da intere generazioni di italiani peggio ha fatto l'infausta scelta di riunirci con dei soci strabici e interessati? L'Euro, come moneta, francamente mi lascia indifferente. Se una moneta si chiama bingo, bongo o bengo non ha alcuna importanza. Ben diverso sono i rapporti tra i Paesi fondatori di un Unione che non è governata (anche qui bisognerebbe smetterla di raccontare menzogne) da un Parlamento popolarmente eletto ma solo da una parte ben precisa di esso. Se è la Troika a decidere il da farsi significa che una buona fetta della classe politica e dirigente europea si genuflette davanti a differenti organi decisionali. Difficile ammetterlo? Basta essere onesti con se stessi. Se l'Italia deciderà, in fretta, me lo auguro, di mandare al Diavolo questa Istituzione contro i popoli che dovrebbe contribuire a difendere andrà sul lastrico? La Grecia sta dimostrando non che si può uscire dall'UE ma che non è salutare restarci. Se la Germania ha bisogno di un revisionismo storico ha solo una cosa da fare: dare un taglio al passato. I tagli economici possono essere un buon modo per iniziare. Solo che dovrebbero farli loro e non la pelle degli italiani.
PGT
Basta. Sono stufo di leggere dell'ineluttabilità dell'appartenenza all'Unione europea di ogni Paese membro, L'Italia ne fa parte perché non ha ancora deciso altrimenti. L'Unione europea è una delimitazione geografica che continuerà ad esistere ma non è mai stata un ensemble economica seria e paritaria perché a qualcuno, facciamo pure nomi e cognomi, la Germania, faceva comodo arricchirsi alle spalle di Paesi politicamente o economicamente (o entrambe le cose) deboli. E' così scomodo ammetterlo? E' difficile dire che per quanto siamo stati governati da cialtroni e si siano dilapidate sostanze da intere generazioni di italiani peggio ha fatto l'infausta scelta di riunirci con dei soci strabici e interessati? L'Euro, come moneta, francamente mi lascia indifferente. Se una moneta si chiama bingo, bongo o bengo non ha alcuna importanza. Ben diverso sono i rapporti tra i Paesi fondatori di un Unione che non è governata (anche qui bisognerebbe smetterla di raccontare menzogne) da un Parlamento popolarmente eletto ma solo da una parte ben precisa di esso. Se è la Troika a decidere il da farsi significa che una buona fetta della classe politica e dirigente europea si genuflette davanti a differenti organi decisionali. Difficile ammetterlo? Basta essere onesti con se stessi. Se l'Italia deciderà, in fretta, me lo auguro, di mandare al Diavolo questa Istituzione contro i popoli che dovrebbe contribuire a difendere andrà sul lastrico? La Grecia sta dimostrando non che si può uscire dall'UE ma che non è salutare restarci. Se la Germania ha bisogno di un revisionismo storico ha solo una cosa da fare: dare un taglio al passato. I tagli economici possono essere un buon modo per iniziare. Solo che dovrebbero farli loro e non la pelle degli italiani.
PGT
giovedì 2 ottobre 2014
Evasione legale
E' curioso che ogni Governo (tecnico o politico) che si è insediato in questi anni in Italia abbia dichiarato di considerare prioritaria la lotta all'evasione fiscale. A questo proposito si è dato una stretta all'uso del contante (che non ha impedito alla criminalità organizzata di fare affari o alle grandi aziende e i soliti noti di corrompere e concutere). Nessuno ha fatto nulla per impedire alle aziende (ad esempio banche o colossi multinazionali) di pagare le tasse su ciò che producono, commerciano e vendono in Italia. Sto parlando di Ebay e Amazon che le tasse le pagano in Lussemburgo, Azimut che grazie alla filiale lussemburghese Az Fund Management ha pagato solo il 15% delle tasse. Sto parlando di Generali, di Banca Fideuram e Mediolanum che però hanno preferito l’Irlanda, con un prelievo fiscale del 12,5%. E anche altri grandi nomi dell'industria italiana, da Eni ad Enel che i soldi li acquisiscono in Italia ma li li investono all'estero senza riportarli più indietro. La stessa Banca d'Italia ha una sede alle Isole Cayman non credo solo per rappresentanza. Le banche italiane dovrebbero versare allo Stato circa 5 miliardi di euro, per imposte non pagate e per operazioni finanziarie sospette finalizzate ad eludere il fisco. Stiamo parlando di Intesa Sanpaolo e le sue controllate, Banca Imi, Monte dei Paschi di Siena e alcune Banche Popolari. La prima ha dovuto versare allo Stato 270 milioni, a fronte di contestazioni per 1,15 miliardi tra imposte evase, interessi e sanzioni. Viene da chiedersi se i calcoli e le supposizioni del Fisco non siano veritieri (e allora siamo di fronte ad un grosso problema di incompetenza) o se questo “sconto” ha qualche altra ragion d'essere che non interessi la Magistratura (quale?). Sempre Banca Intesa (un nome, una garanzia “fiscale”) è stata controllata a settembre dall’Agenzia per finanziamenti stipulati all’estero e contratti di finanza strutturata tra il 2008 e il 2010. Monte dei Paschi di Siena (sì, proprio quella recentemente colpita da scandali finanziari) si è vista contestare dal Fisco una cessione di partecipazione del 2005, quando la banca non avrebbe potuto godere dell’esenzione fiscale sulle plusvalenze realizzate, che è stata formalizzata solamente nel 2006. Unicredit ha già versato all’Agenzia delle Entrate 264 milioni di euro per tasse non pagate ma rimane ancora indagata per una frode fiscale di 245 milioni (era stato accusato e rinviato a giudizio l’ex amministratore delegato, Alessandro Profumo, che ora è ora presidente di Mps). Pochi anni fa, poi, la procura della Corte dei conti aveva contestato a 10 società concessionarie delle new slot e a tre dirigenti dei Monopoli di Stato un danno erariale di 98 miliardi. Il motivo di tale richiesta era che le slot, per funzionare correttamente ed essere controllate, si sarebbero dovute collegare a un cervellone centrale gestito dalla Sogei, la società di servizi informatici del ministero dell’economia per decifrare l’ammontare delle entrate derivanti dal gioco e le tasse da pagarci. Tra il 2004 e il 2006, su oltre 200 mila apparecchiature da gioco (slot, videopoker e altro) quelle non connesse in rete erano 130 mila (il 65%). Le 10 concessionarie erano Atlantis/B-plus, Cogetech, Snai, Lottomatica, Hbg, Cirsa, Codere, Sisal, Gmatica e Gamenet. Lo Stato è sceso a patti con i Concessionari liquidando l'intera faccenda con una richiesta irrisoria (meno dell'1%). Il Colonnello U. Rapetto, che era il titolare dell'inchiesta, è stato rimosso dal GAT e gli è stato ordinato di frequentare i corsi nella scuola in cui insegnava. Ovviamente, ha salutato tutti i colleghi e si è dimesso. Con lui evapora anche TUTTA la credibilità che può avere un Governo in Italia (di qualsiasi colore) che dica di voler lottare seria nostro Paese, il problema non è più quello di sottrarre soldi all'erario ma l'IMPUNITA' di cui si gode nel farlo. E di questo solo in pochi ne parlano.
lunedì 16 giugno 2014
Nessun dorma
Alla
politica italiana, alla luce degli scandali dell'EXPO e del
MOSE
(prossimamente anche il TAV?), veniva richiesto a gran voce
un
segnale sulla strada della lotta alla corruzione. Puntuale,
preciso e
spedito, una “viva e vibrante” risposta è arrivata. La
Camera
dei Deputati ha approvato un provvedimento che inasprisce la
responsabilità della Magistratura permettendo a chiunque di
chiedere
il risarcimento dei danni subiti dalla Giustizia (per
manifesta
violazione di un diritto e non solo per dolo o colpa grave)
direttamente ai suoi attori e non, come avviene oggi, in
maniera
indiretta (e cioè con il tramite dello Stato). Quale potrà
essere
la naturale conseguenza di questo fatto? Difficile dirlo.
Certamente,
una pesante ombra cala sui vincitori delle ultime elezioni
(il
provvedimento è passato anche con i voti di una buona parte
del PD)
e sul Governo. Del resto, il premier Renzi aveva
recentemente
affermato che il problema della corruzione in Italia non era
dovuto
ad un deficit di regole ma alla presenza di “ladri” nelle
file
dei partiti. A tratti, questa dichiarazione ricorda quella
di G. W.
Bush allo scoppiare degli scandali finanziari di inizio
secolo che
coinvolsero (e travolsero) colossi dell'economia
statunitense come la
Lehman Brothers. L'ex Presidente USA spiegò che il sistema
andava
bene, che era forte ma che in esso si trovavano delle “mele
marce”.
L'immagine evocativa dei migliori concetti dell'agricoltura
(l'albero
è sano ma va potato di rami e frutti che lo indeboliscono)
colpì
l'opinione pubblica e venne ripreso da quasi tutti gli
organi
d'informazione. A distanza di più di un decennio un italiano
(il
Premier) riprende questo leit motiv e anziché affrontare il
problema
con il suo solito piglio (lui stesso si definisce un
politico del
“fare”) tentenna e minimizza lasciando a noi operatori
dell'informazione il sospetto che a risolvere questo
grattacapo non
possa essere la politica (che evidentemente non può o non
vuole
farlo), né la popolazione (che ha riconfermato questa classe
dirigente) ma ancora una volta la Magistratura. A tutt'oggi,
è
l'anello debole della catena che deve farsi carico della
solidità
della legatura. Per il suo stesso bene.
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